Nacque a S.Stefano in Aspromonte l’11 settembre 1819. Nel 1834 fu espulso dal Seminario di Reggio C. e segnalato dalla polizia tra gli attendibili. Arrestato nel 1840 a Napoli perché affiliato alla Giovane Italia, fu coinvolto nel 1844 nel processo ai Fratelli Bandiera. Il 2 settembre 1847 fu uno dei capi della rivolta e quindi dichiarato pubblico nemico e condannato a morte. In seguito venne escluso per decreto di Ferdinando II° di Borbone dall’amnistia del 23 gennaio 1848. Fu un autentico eroe dalle idee liberali che si distinse durante i moti insurrezionali del 1848, avvenuti dopo che il re, sotto la spinta dei monarchi europei, aveva revocato a Napoli la Costituzione accordata pochi mesi prima e, il 15 maggio, aveva fatto occupare dai soldati armati la sede del Parlamento liberamente eletto e appena insediatosi. I deputati tra cui il nostro Stefano Romeo, nominato Segretario della Camera perché più giovane (aveva 28 anni), tentarono con ogni mezzo di resistere ma furono sopraffatti dai soldati armati e costretti a sospendere la seduta. Però prima di abbandonare l’aula di Monteoliveto Pasquale Stanislao Mancini e Stefano Romeo scrissero la famosa "Protesta" che il nostro coraggioso conterraneo sottopose alla firma dei colleghi e poi nascose sotto la sua ampia cravatta a farfalla, rischiando personalmente di essere perseguito. L’intento di Stefano Romeo era quello di diffonderla in tutte le regioni italiane ed in Europa. I patrioti poi si batterono con valore per le vie di Napoli ma non riuscirono a contrastare le truppe borboniche. Risultata vana ogni resistenza, d’intesa con Garibaldi tentarono di sollevare l’Abruzzo per facilitare la marcia del generale Fanti che, a capo della Legione Lombardia, era pronto a marciare su Napoli. Stefano Romeo, tornò in Calabria con l’intento di costituire un “Governo Provvisorio” e radunare un esercito deciso a marciare su Napoli. Molti Stefanitii si unirono ai volontari provenienti dai paesi vicini e dalla Sicilia che si radunarono nel campo di raccolta sui Piani della Corona. Tuttavia il tentativo fallì ed i capi furono arrestati processati e subirono pesanti condanne. Stefano Romeo, prima di imboccare la via dell’esilio, andò a combattere in difesa della Repubblica Romana accanto a Giovanni Nicotera e a Domenico Mauro. Passò poi in Toscana dove nel 1849, come Capitano del Genio ed inventore delle torpedinii, combattè contro gli austriaci che volevano imporre con le armi il ritorno del granduca Leopoldo. Nel mese di ottobre 1849 partecipò al Congresso per la “Confederazione italiana” tenutosi a Torino sotto la presidenza di Vincenzo Gioberti, Terenzio Mariani e Giovanni Andrea Romeo. Esauritasi la fase rivoluzionaria iniziata con i moti del 1847, svanite le residue speranze di libertà, Stefano Romeo si rifugiò a Malta per poi andare esule in Turchia. Cercò di dissuadere la giovane moglie Vincenza Morabito dal seguirlo, perché voleva evitare alla famiglia i disagi dell’esilio, ma il suo tentativo si rivelò vano perché il 25 agosto 1850, la moglie con i tre figli (Giuseppa, Cincinnato, Domenico Maccabeo) e una serva lo raggiunsero a Malta ed insieme si diressero verso la Turchia. Ebbe in seguito altri tre figli di nome Ambrogina, Antonina e Aurelio. Nel 1861 ritornò dall’esilio dopo la sua elezione a Deputato al Parlamento Italiano. Nel 1865 fu nominato Professore di Materia Medica all’Università di Napoli. Morì a S.Stefano in Aspromonte il 10 agosto 1869.